|
SPIGOLATURE
L'hotel Boulevard di Nairobi: un
posto da evitare. Se dovete passare una notte a Nairobi, cercate un albergo
da casa (su Internet, sui newsgroup ecc.), e cercatelo
più economico.
I bus della DAVANU che collegano
Nairobi ad Arusha vengono chiamati così per la marca, non è
il nome della ditta che li gestisce. Come se a Roma invece di dire: "prendi
il bus dell'ATAC, dicessero prendi l'IVECO che parte da San Pietro".
Il Mezzaluna di Arusha è
un hotel molto grazioso ed immerso nel verde, gestito da un italiano di
nome Raffaele e da sua moglie Adriana. Andateci. Non si spende molto e
si mangia divinamente
A Mto Wa Mbu esistono sistemazioni
molto economiche. Troverete anche dei campeggi spartani. Il posto merita
veramente. E' un villaggio di Africa vera. Le strade sono piene di bambini
bellissimi, alcuni piccolissimi.
La nostra sistemazione, inclusa nel trattamento del safari, prevedeva
il pernottamento in un campsite con delle capanne e delle stanze a 10
$ a persona. La struttura è gestita da una bellissima signora,
Pia. Il posto è più che confortevole per il prezzo che si
paga, e l'atmosfera è decisamente rilassata, informale, e soprattutto
vera. Eravamo gli unici bianchi (a parte il gruppo di italiani di Avventure
nel Mondo arrivato in serata)
Il parco Nazionale del Lake Manyara
è stato uno dei miei posti preferiti. Molto verde e vario, si sviluppa
sulle rive del Lago, nella Rift Valley. Le vedute qui sono veramente uniche.
La gente di Mto Wa Mbu è
stata veramente una rivelazione. Il villaggio è poverissimo e non
abbiamo praticamente visto turisti. Sono tutti molto gentili, tuttavia
qualche precauzione andrebbe presa quando andate a visitare le bancarelle.
Non vedono mai nessuno, quindi tenderanno a "soffocarvi" per
non lasciarsi sfuggire il cliente. Siate molto pazienti.
L'esperienza in campeggio va fatta, anche per
una sola notte. La paura che abbiamo provato (del tutto ingiustificata,
almeno pare...) è stata raggelante, ma non dimenticherò
mai i rumori della savana.
Portate penne, matite e quaderni anche per i bambini
maasai, che sono bellissimi.
il Seronera Lodge appartiene
alla catena "Wildlife". E' tra i lodge più economici,
ma è bellissimo. Noi abbiamo pagato 120 dollari a notte per una
doppia.
Le Jacaranda è un albergo
molto carino che si trova a 200 metri dal Mezza Luna. Le camere sono spaziose,
pulite e dotate di zanzariera, il giardino è molto piacevole. La
doppia costa 60 dollari.
|
26.07.2002
Bruxelles –Nairobi
Dopo una breve notte passata a Bruxelles,
ci svegliamo alle 7 a casa di Domenico, mio fratello che vive lì.
La serata scorre tranquilla, fremiamo un po' per la partenza, non ci pare
vero...
Una veloce doccia, un caffè, e siamo all’aeroporto di Zaventem,
in largo anticipo ovviamente, come tradizione di famiglia impone.
Tranquillizzo Pier sulle performance degli aerei della Sabena (che ora
si chiama SN Brussels), e sul fatto che con notevoli probabilità
questa sera saremo veramente a Nairobi.
Il tempo a Bruxelles è quello che ricordo di 10 anni della mia
infanzia: cielo bianco e 16 gradi.
Facciamo le ultime telefonate e gli ultimi saluti. Si parte, si parte
sul serio.
Arriviamo a Nairobi in 9 ore, un po' stanchini, dopo un brevissimo scalo
tecnico ad Entebbe, in Uganda. Nessun problema di sorta, se non l’albergo
(Hotel Boulevard) che costa molto caro (75 $ la doppia) rispetto a quel
che offre (fa schifo). La stanza è un po’ squallida ma pulita,
come pulito è il bagno.
Pier è distrutto dalla stanchezza. Al ristorante due mignotte locali
ci propongono una serata dopo soli 2 minuti di permanenza. Audaci.
Vogliono tutti la mancia, la pretendono… fanno un po’ rodere
il culo, però sono tutti gentili ed allegri. Mangiamo qualcosa
di caldo ed andiamo a dormire.
Prima di coricarci ispezioniamo la stanza in cerca di zanzare, e ne ammazzo
una grassa come un bue. Ci droghiamo quindi di Autan e poi a nanna.
27.07.2002
Nairobi – Arusha
Sveglia alle 6.40 dopo una notte infernale. Ci alziamo e finalmente
conosciamo Lazarus (il tanzano con cui abbiamo programmato il safari da
Roma), che ci aspetta nella hall.
Facciamo colazione e partiamo.
Il bus per Arusha è piccolo e scassato, ma il guidatore simpatico,
e comunque la sistemazione è confortevole.
Lasciamo Nairobi con una sensazione di sollievo. Il clima non è
proprio dei più pacifici, e la gente sembra molto losca.
Appena oltrepassata la bidonville, il paesaggio cambia radicalmente: la
città lascia il posto ad una radura sconfinata e brulla. Vediamo
di tanto in tanto dei villaggi con case di fango e merda, non proprio
invitanti ma molto strani. Guardiamo.
Il viaggio procede benissimo: facciamo amicizia con Isaac, il guidatore
pazzo, e restiamo molto colpiti dalla bellezza della natura circostante.
Ogni dieci metri, sul bordo della strada, vediamo degli enormi termitai,
rossi ed imponenti.
Vediamo moltissimi maasai con le loro mandrie di zebù. Alcuni di
questi pastori sono piccolissimi, non avranno più di 10 anni…
Dopo la frontiera con la Tanzania il paesaggio cambia di nuovo, e diviene
man mano più verde.
L’odore è avvolgente, un misto di spezie, carbone, legna,
e qualcos’altro che non riesco a definire. E’ tutto molto,
molto bello.
Incrociamo delle gazzelle, e da lontano vediamo – enorme –
il monte Meru.
Arriviamo ad Arusha e restiamo a bocca aperta: la città è
verdissima, piena di fiori, colori ed odori diversi.
I locali sono bellissimi, gentili e cordiali, soprattutto con noi due,
e soprattutto quando sanno che siamo italiani.
L’hotel prenotato da Lazarus è molto grazioso, si chiama
"Il Mezza Luna", ed è gestito da una coppia di italiani,
Raffaele ed Adriana, lui napoletano e lei piemontese. La camera doppia
costa 45 dollari, e l'abergo è famoso ad Arusha perché pare
che la cucina (di Raffaele) sia deliziosa e la pizza come quella che si
mangia da noi. Mangiamo infatti del pesce freschissimo e buonissimo.
Pier è contento, come lo sono io. Dopo la settimanale pastiglia
di Lariam dormiamo un’oretta e poi andiamo a passeggio per la città.
C’è un casino pazzesco, gente ovunque, ragazzi che cercano
di vendere qualsiasi cosa, donne che portano pesi (soprattutto frutta),
e dalla-dalla in tutte le strade che suonano il clacson senza interruzione
per raccogliere gente.
La passeggiata non dura moltissimo. Al nostro ritorno conosciamo finalmente
Erika e Matteo, i 2 italiani che faranno i 6 giorni di safari con noi.
Non li ho mai visti, ma sono riuscito a conoscerli per caso su it.hobby.viaggi,
dopo aver prenotato il safari di gruppo alla cieca, ed aver saputo che
il nostro era un gruppo di 4 italiani. Loro hanno preso un volo da Amsterdam
all'aeroporto del Kilimangiaro, ed ovviamente sono esausti come noi ieri.
Eravamo molto preoccupati di stare 6 giorni con due sconosciuti, quindi
restiamo piacevolmente sorpresi, sembrano due persone molto tranquille.
Andiamo a letto dopo un altro pasto luculliano, anche oggi stanchi morti.
28.07.2002
Arusha – Parco Nazionale del Tarangire
E’ il nostro primo giorno di safari. Ci viene a prendere
Lazarus, che ci porta nel suo ufficio di Arusha. Più che un ufficio
in realtà è una baracca, in una delle tante strade sterrate
intorno al centro. Conosciamo così Maasai, la nostra guida nonché
esperto di safari. Un maasai che si chiama Maasai… bella fantasia.
Partiamo quindi verso le 10.30 da Arusha, con una Land Rover scassatissima,
ma funzionante e robusta. Carichiamo viveri e bagagli sul tetto e lasciamo
la città.
Mezz’ora dopo l’inizio della spedizione, la macchina si ferma:
il carburatore è sporco.
Siamo ovviamente FELICISSIMI di questo “inconveniente” e già
pregustiamo tutte le disavventure conseguenti, visto che con una macchina
così non andremo molto lontano.
Si avvicinano dei maasai da alcuni villaggi vicini al bordo della strada.
Sono alti e belli, alteri e serissimi. Ci caghiamo un po’ sotto
quando vediamo uno di loro con un macete grosso come una racchetta, nascosto
sotto la maglia. Insomma, ci sentiamo un po’ intrusi ed in pericolo.
“Povero Pier”, penso ogni tanto, però penso pure che
esperienze del genere siano molto formative e rimangano indelebili per
molto tempo.
Arrivano nel frattempo anche molti bambini, tutti piccolissimi e belli,
con degli occhi enormi che ti scrutano e che solo quando riesci a far
sorridere rivelano la loro tenera età.
Maasai ripara l’auto nel giro di un’oretta e si riparte.
Arriviamo nel Parco Nazionale del Tarangire verso le 12,30. Consumiamo
il pranzo al sacco (che io e Pier apprezziamo molto) ed entriamo, affamati
di animali. Iniziamo a fotografare degli enormi baobab e dei termitai,
con Maasai che ci prende in giro, proprio non capisce cosa troviamo di
tanto bello nei termitai.
Il panorama è unico: una sterminata savana con erba molto alta,
tantissimi alberi d’acacia, cactus e palme. Vediamo subito delle
zebre, ma andando oltre sul sentiero ad un certo punto tutto si ferma:
un’intera famiglia di elefanti attraversa la strada. Sono meravigliosi,
restiamo tutti di stucco. Sono molto vicini, ma ci ignorano completamente,
continuando a brucare. Hanno la pelle grinzosissima, uno sguardo molto
placido e sereno. Ne incontreremo tantissimi durante tutto il percorso
nel parco.
Ovviamente comincio a fare ottocento foto, proprio non riesco a trattenermi,
è più forte di qualsiasi altra cosa.
Vediamo marabù sul fiume Tarangire, e poi impala, gnu, giraffe
ed altre gazzelle.
Scendiamo dall’auto per una pausa e veniamo circondati da una ventina
di babbuini.
Insomma, un momento fortissimo, intensissimo. Il posto è unico,
al di sopra di tutte le aspettative: una tempesta di stimoli sensoriali,
di colori e di grandezza.
Il cielo è enorme, colmo di nubi ma luminosissimo, tutto è
colorato. Un paesaggio davvero insolito, nuovo, con odori, luci e suoni
a noi alieni.
Tutte queste emozioni ci stancano prestissimo. Da quando siamo arrivati
a Nairobi, ci sentiamo stanchi e molli molto facilmente, dobbiamo ancora
entrare nei ritmi di sonno, e poi la situazione unica ti succhia tutte
le energie.
Pier
rimane colpito quanto me e si rilassa.
Ripartiamo quindi averso Mto Wa Mbu, un piccolo villaggio vicino al Lake
Manyara, in cui passeremo la notte. Mto Wa Mbu (che in swahili significa
"Fiume delle Zanzare") è un posto delizioso, con tantissimo
verde.
Abbiamo delle stanzette che a me piacciono molto. Ci spaventiamo subito
per la quantità di zanzare, che effettivamente sono moltissime
e soprattutto avvelenatissime. Ci riempiamo quindi di Autan, e Pier passa
tutto il tempo a chiedersi se, per quella volta, sia stato graziato dalla
malaria.
Abbiamo 2 letti comodi, con delle zanzariere che fanno molto giungla tropicale.
Insomma, anche quest’atmosfera ci spiazza per l’ennesima volta.
Sogno l’Africa da sempre, e poco ricordo del primo viaggio in Kenya,
di tanti anni fa, e tutti i pensieri fatti finora sono stati di gran lunga
lontani dalla realtà. L’impatto è mostruoso, siamo
investiti da pensieri e percezioni mai provati. La Natura e la gente ci
schiudono la vista a novità taglienti, senza mezzi termini, esageratamente
colorate e nette.
In camera dopo cena riusciamo a creare una bella atmosfera: accendiamo
due piccole luci nelle zanzariere ed ascoltiamo musica. Nella camera entrano
le luci ed i rumori della notte.
Domani sveglia alle 6,30. Pier sarà isterico.
29.07.2002
Lake Manyara National Park
Come previsto, Pier è isterico. Facciamo colazione e partiamo
per il Lake Manyara. Ci sono molte nuvole, ma anche con il cielo coperto
l’atmosfera è piacevole, mai uggiosa.
Arriviamo all’ingresso del parco ed il panorama si trasforma completamente:
il lago è circondato da una fittissima e verdissima foresta tropicale,
con piante di tutti i tipi. Naturalmente vediamo anche qui tanti animali:
oltre a decine di elefanti, alcuni dei quali a 3/4 metri dalla jeep, vediamo
giraffe, centinaia di babbuini, zebre, gnu, impala in quantità,
dik-dik ed uccelli di mille tipi diversi.
Attraversiamo di frequente alcuni ponti su ruscelli, che offrono scorci
veramente da mozzare il fiato. Di tanto in tanto vediamo delle enormi
tartarughe sulle sponde dei corsi d’acqua. Di leoni nessuna traccia.
Arriviamo quindi sulla riva del lago: Maasai ci porta lentamente all’interno
di una radura verdissima, enorme, piena di bufali e di gnu. Il panorama
è unico anche questa volta, sembra di essere entrati nell’eden.
Una pace ed un silenzio così immacolati non li avevo mai vissuti.
Siamo tutti e quattro molto impressionati, restiamo muti per un’abbondante
mezz’ora, rapiti dalla potenza smodata di queste immagini, e di
questa vita, rigurgitante d’energia e di colori.
Anche Pier è colpitissimo, ma non potrebbe proprio essere altrimenti.
Iniziamo anche a sviluppare un buon rapporto con Matteo ed Erika, che
si rivelano due persone tranquillissime, affabili, e per nulla pesanti.
Insomma, iniziamo ad entrare nel vero piacere del viaggio, a comprendere
il luogo, ad amarlo per tutto quel che ha da offrire.
Da una pozza vediamo sbucare un ippopotamo, e ne vediamo a decine anche
all’interno del lago. Sono enormi, lunghissimi, quasi immobili nella
loro acqua.
Proseguiamo per altre tre ore e poi – finalmente – scegliamo
un albero sotto il quale mangiare. Inutile dire che, malgrado tutte le
raccomandazioni che le guide avevano dato circa il tema verdure crude,
mangio un panino imbottito solo di verdure crude. Gli altri fanno simpatici
commenti sulla sicura diarrea durante il campeggio nel Serengeti dei giorni
successivi dovuta a questo mio piccolo "sgarro".
Finiamo di pranzare, e lasciamo il parco, forse un po’ prematuramente,
ma al momento giusto per riposare un po’ nelle nostre deliziose
stanze.
Tornati a Mto Wa Mbu, assistiamo ad uno spettacolo: una partita a calcio
in un vero campo da calcio, erbosissimo, sovrastato da un cielo viola
e circondato da una fitta foresta. Una scena surreale.
Arrivano tantissimi bambini, ci salutano tutti e si lasciano fotografare,
si siedono vicino a noi e ci guardano per minuti interi.
Prendo delle penne portate da Roma e le porgo ai bambini, che fanno quasi
a botte per accaparrarsele. La scena è molto forte e resto piuttosto
scosso dall’accaduto. Qui la gente non ha proprio niente, ed i turisti
sono pochissimi.
Quando ti fermi a guardare una bancarella a loro non pare vero, ti rincoglioniscono
di chiacchiere e non ti lasciano andare finché non hai comprato
qualcosa.
Ceniamo quindi anche stasera con Maasai. Ottima cena, come sempre. Abbiamo
una lunga discussione con lui circa la cultura maasai, le loro usanze,
la loro mentalità. Parliamo di circoncisione ed infibulazione,
e lui spiega come questa pratica sia vissuta dai maasai, quale importanza
assuma nella vita di ogni singolo individuo, e di come stiano (grazie
al cielo) cambiando le cose anche all'interno del popolo Maasai, molto
chiuso e geloso delle proprie tradizioni.
Insomma, Maasai ci insegna tantissime cose, ci apre gli occhi su un mondo
ed una realtà totalmente al di fuori dei nostri canoni e delle
nostre abitudini.
Siamo tutti e quattro molto contenti di essere capitati con una guida
come lui.
Andiamo a letto presto anche stasera.
30.07.2002
Mto Wa Mbu - Serengeti National Park
Sono le 21. Sto scrivendo ora dalla tenda di Lazarus, all’interno
di uno dei campeggi nel Parco Nazionale del Serengeti. Stiamo tutti morendo
di paura, siamo veramente all’aperto. Non ci sono staccionate, né
guardie armate, né luci artificiali all’infuori delle torce,
né fuochi accesi per allontanare gli animali. Siamo nel mezzo di
un enorme parco, una savana di 15 mila chilometri quadrati, pullulante
di vita. Il parco naturale più famoso al mondo, una vera meraviglia.
La giornata è stata faticosa. A dire il vero stamattina all’ingresso
del parco siamo rimasti un po’ delusi: dopo la varietà del
Manyara, questo Serengeti ci è apparso un po’ vuoto, arido
e polveroso.
Però abbiamo incrociato finalmente uno splendido ghepardo, un gruppo
di leoni, delle iene e degli ippopotami.
Insomma, la sostanza c’è eccome, è solo che il parco
è molto meno verde e meno colorato rispetto al lago Manyara, e
quindi sembra più scarno. Durante il giorno appena trascorso siamo
passati in tantissimi posti: per la Riserva di Ngorongoro, che ci ha regalato
delle vedute di gran lunga superiori a tutte le altre (e che rivedremo
per bene solo a partire da dopodomani).
Sulla strada abbiamo incontrato anche il villaggio di Karatu, sulle montagne
circostanti il cratere. Molto bello il villaggio, splendidi i paesaggi
e la vegetazione. La gente di montagna sembra molto più tranquilla,
serena. Anche l’atmosfera nel villaggio è più ovattata
e placida, ci sentiamo molto sereni ed interagiamo in continuazione con
tutti i locali, è una cosa stupenda.
Salutano sempre tutti ("JAMBO"), e tutti lo fanno con il sorriso.
E’ gente splendida, vera, gentile e piacevolissima da guardare.
I bambini sono tantissimi, ognuno ci sembra più bello dell’altro.
Guardiamo ed assimiliamo quanto possiamo, e restiamo sempre più
colpiti dalla bellezza, che qui è ovunque.
Maasai ci porta anche in un villaggio maasai. Un vero villaggio, con capanne
di fango e staccionate in legno. I maasai nel villaggio sono tantissimi,
preparano un canto ed una danza per noi. Pier è rapito dal posto,
come lo sono io.
Compriamo un po’ di braccialetti ed oggetti diversi, e contrattiamo
sul prezzo con tutti.
Entriamo in una capanna maasai, anche Pier ci segue, entusiasta. Lui che
aveva tanti dubbi…
Il ragazzo maasai con cui parliamo si chiama Lazarus (come quello dell'agenzia).
Ci spiega un po’ di cose sulla loro cultura, sui valori in cui credono,
ci mostra la capana, in cui vive con tutta la famiglia, fatta solo di
legno. Ci porta di seguito nella scuola dei bambini. Sono tutti in divisa
verde, belli anche loro come gli altri bambini incontrati finora. Cantano
per noi una bellissima canzone, con la loro vocina tenera, ed osservandoli
mi accorgo che usano quaderni molto rovinati, con le pagine marroni e
completamente lise. Pier si commuove molto. Questo viaggio lo sta cambiando,
come sta cambiando me: è come se stessimo rimescolando tutte le
carte, rimettendo in gioco tutti i valori in cui crediamo. Siamo per l’ennesima
volta sconvolti dall’intensità di ogni singola emozione.
Lasciamo il villaggio maasai con il cuore in gola.
Arriviamo nel Serengeti verso le 16,30. La natura è molto più
cruda, selvaggia ed arida. Ma è proprio il posto in cui troviamo
l’Africa delle immagini che conosciamo, l’Africa dei documentari
e delle riviste: l’Africa com’è nell’immaginario
collettivo.
Passiamo velocemente per le strade sterrate ed arriviamo in campeggio.
Al nostro arrivo vediamo due enormi giraffe proprio nel posto in cui Maasai
ci dice che monteremo la tenda. Ci sono dei babbuini e degli impala. Iniziamo
a chiederci se tutto ciò sia vero: siamo in mezzo alla natura,
senza alcuna protezione, lanciati in un universo senza mezze misure. Ci
caghiamo un po' addosso, e lo diciamo a Masai, che ci ride in faccia e
rassicura: gli animali non attaccano le tende, non lo hanno mai fatto
e non lo faranno mai. Gli crediamo, ma ad ogni modo continuiamo ad avere
paura. Ci buttiamo in tenda verso le 21.
Buona notte!!!
31.07.2002
Serengeti National Park
La notte è stata splendida. Mi sono svegliato un paio
di volte con l’adrenalina a mille: ho sentito i leoni ruggire, neanche
troppo lontani... Ci sono e si fanno sentire. Dei babbuini si sono litigati
la spazzatura ed hanno fatto un baccano pazzesco a pochi metri. Abbiamo
sentito delle iene urlare dentro il campeggio, ed uccelli notturni da
tutte le direzioni.
I grilli che imperavano fino alla mezzanotte, sembra quasi che il ruggito
del leone li abbia zittiti.
Insomma, la nostra notte africana si è rivelata in tutto il suo
splendore.
Masai ci ha svegliati alle 6. Nessuno di noi ha dormito a sufficienza,
ma nel Serengeti il picco di animali c’è a quest’ora,
quindi dobbiamo andare. Usciamo in Land Rover, ed abbiamo molto freddo.
Il cielo è di nuovo completamente nuvoloso. Pazzesco.
Il parco è vuoto. Non vediamo nulla per quasi mezz’ora, solo
qualche erbivoro, che ormai non guardiamo neanche più.
Vediamo degli alcefali con degli impala, ed all’improvviso spunta
dall’erba un’intera famiglia di leoni. Sono nove in tutto,
sette femmine e due maschi. Ci passano accanto, sono ad un metro dalla
macchina, prima una delle leonesse, poi un grosso maschio. Sono a caccia,
ed hanno adocchiato gli impala di cui sopra. Sono giganteschi e fanno
veramente paura, con uno sguardo freddo e duro. Lo stesso sguardo dei
maasai che abbiamo incontrato nel villaggio. Li
guardiamo per un’ora intera, godendoci lo spettacolo, come sempre
esagerato.
Torniamo per la colazione e ripartiamo in cerca di animali fino all’ora
di pranzo.
La giornata è stata interamente dedicata al safari, veramente molto
stancante, soprattutto dopo la sveglia del mattino, che ha lasciato un
alone spettrale sulla faccia di tutti.
Rientriamo in campeggio verso le 2 di pomeriggio, e, dopo aver impacchettato
tutto, ci dirigiamo finalmente al Seronera Lodge, per la prima notte di
lusso che ci concediamo da quando siamo arrivati in Africa.
Il lodge è bellissimo, incastonato nella roccia, offre panorami
da sogno e colori veramente saturi. Ci sono un sacco di animaletti che
vagano per il lodge: un branco di piccole manguste striate, ed una marea
di iraci (procavie). Delle lucertolone rosse e blu (come le matite di
quando andavamo a scuola) ogni tanto si avvicinano in cerca di cibo.
Lo scenario è molto suggestivo ed accogliente, il terrazzo del
lodge offre una vista incredibile della savana. Ci sediamo ad un tavolino
e beviamo caffè scorgendo giraffe tra gli alberi della pianura,
e poi ancora zebre, gnu, elefanti...
Per la cena mangiamo nel ristorante del lodge, che prepara cucina internazionale.
Il posto è più che confortevole, ma a dire il vero non ci
piace troppo l’atmosfera un po'impersonale. Stavamo molto meglio
a Mto Wa Mbu, in mezzo alla gente vera.
01.08.2002
Serengeti National Park – Ngorongoro Conservation Area
Questa giornata di giovedì è stata sicuramente
la più stancante. Abbiamo girato tutta la mattina nel Serengeti,
mangiando tonnellate di polvere. Stamattina ha iniziato a tirare un vento
pazzesco che, se da un lato ha pulito il cielo (finora quasi sempre nuvoloso),
dall’altro ha fatto sì che gli animali se ne siano rimasti
al riparo tra le fronde o l’erba alta. Infatti non vediamo quasi
nulla, giusto un paio di leoni (madre e figlio) e le solite gazzelle,
impala, giraffe, e via dicendo.
Torniamo nel campeggio per il pranzo, e partiamo alla volta di Ngorongoro.
Il viaggio è lunghissimo (4 ore) ed estenuante, la strada è
molto sconnessa e piena di buche. In realtà è la stessa
strada che abbiamo fatto all’andata, ma questa volta la sentiamo
tutti molto più faticosa.
Ho, tra le altre cose, la mia prima crisi di diarrea, proprio in macchina…
Sono il primo a cadere, anche perché fino ad oggi non mi sono trattenuto
su nulla: ho mangiato tutto con gusto ed in quantità.
Sono costretto a cercare un cesso in un campeggio in prossimità
del lodge a Ngorongoro. E’ un malessere molto lieve, per fortuna.
Arriviamo nel lodge anche stasera, e siamo molto colpiti dalla quantità
di gente che vi troviamo. Il panorama, anche da qui, è stupendo.
Il lodge si affaccia infatti sul cratere, che è uno spettacolo.
Siamo a 2000 metri di altitudine e c’è un freddo mostruoso,
di montagna, ma all’interno del lodge c’è un enorme
camino con dei grossi tronchi che bruciano.
Maasai ed il cuoco Anthony non possono stare a cena con noi: qui è
proprio vietato far entrare le guide con i turisti. Siamo tutti e quattro
molto dispiaciuti, è un’altra regola razzista del cazzo imposta
dagli occidentali.
Conosciamo durante la serata una signora
irlandese molto gentile (tale Janet), che parla per tutta la sera e, da
cattolica praticante, ci dà la sua benedizione. Non immaginiamo
in quel momento che la benedizione avrebbe dato i suoi risultati già
dal giorno seguente.
Andiamo quindi a dormire, ed io sono molto contento che sia l’ultima
notte che passiamo in un lodge.
02.08.02
Ngorongoro – Arusha. Fine safari
Una giornata massacrante anche oggi.
Ci svegliamo alle 6, presto anche oggi, per esplorare il parco di Ngorongoro,
che sorge in fondo ad un cratere all’interno di una riserva naturale
più vasta.
La zona la conosciamo già, ci siamo passati due giorni fa, ma è
un piacere rivedere quella meravigliosa foresta tropicale.
C’è un piccolo particolare che ci era sfuggito: a Ngorongoro
ad Agosto c’è la stessa temperatura di Aosta a febbraio.
Un freddo becco, umido e pungente. Nebbia fittissima e molto bassa. Ci
spaventiamo un po’, ma accettiamo di buon grado la levataccia. Neanche
Pier fa molte storie.
Sfortunatamente Maasai arriva con due ore di ritardo: la macchina si è
rotta nuovamente, e lui è rimasto bloccato per una buona mezz’ora
dalle riparazioni (la maledizione di Janet dà i primi
segni).
Quindi partiamo, e scendiamo nel cratere. C’è tantissima
gente, sembra di essere allo zoo. Il freddo limita gli avvistamenti, ma
la cornice è meravigliosa, e di animali ce ne sono molti. Scorgiamo,
tra le tante cose, la schiena di un rinoceronte che riposa tra l’erba.
Ci sono almeno dieci macchine che puntano l’animale, con tantissimi
turisti che ammirano la rarità.
Il parco è molto bello, proprio come lo descrivono nelle guide
e nei documentari, ma noi ci siamo un po’ rotti: siamo stanchi,
sporchissimi, abbiamo un freddo terribile e vogliamo riposare un po’.
Anche Maasai è arrivato al capolinea, il safari è durato
tantissimo anche per lui, molto resistente e selvaggio.
Torniamo quindi ad Arusha in quattro ore. Un percorso - neanche a dirlo
- estenuante. Con molto piacere ripassiamo per Mto Wa Mbu, salutiamo i
ragazzi conosciuti quattro giorni fa, ed arriviamo quindi a destinazione
verso le sei.
E qui comincia la nostra prima serata sfigata. Lazarus ha prenotato un
albergo in centro città che è una vera topaia (A.M. Hotel)
e costa 20 dollari a testa. L’hotel è sporco, brutto, squallido,
l’accoglienza è pessima, ed a noi ovviamente il tutto prende
molto, molto male (e noi di nuovo imprechiamo contro Janet). Facciamo
una veloce doccia (fredda) ed andiamo a cena al Mezza Luna. Salutiamo
la Signora Adriana e ceniamo benissimo, malgrado la lagna dell’orchestrina
che offre musica tutte le sere nel ristorante. Per dieci minuti sopportiamo
di buon grado il sottofondo musicale, ma al quinto "Jambo, jambo
bwana, hakuna matata" vorremmo eliminare fisicamente tutta l'orchestra.
Torniamo nella topaia, ed entrando in camera ci accolgono due scarafaggi
grossi come noci. Un vero schifo, questo è troppo (Janet...). Prendiamo
quindi la decisione di lasciare l’albergo e cercarne un altro. Sono
le 22, siamo stanchi e nervosi, Arusha è una città pericolosa,
buia e molto losca. Ma non ce ne frega nulla: prendiamo un taxi e torniamo
al Mezza Luna: la Signora Adriana ci aiuterà a trovare un’altra
sistemazione. Da loro è tutto pieno.
Miracolosamente troviamo posto in un albergo gestito da una donna francese
(Le Jacaranda), che affitta stanze pulitissime, enormi e molto carine
a 55 dollari (la doppia). Il posto è decisamente grazioso, ci riprendiamo
tutti e ci addormentiamo molto più sereni. Anche Pier si tranquillizza
e dorme come un bambino. E’ mezzanotte e non dormiamo a sufficienza
da giorni.
Prosegui
>
|