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SPIGOLATURE
L'hotel Smokey's Tavern
costa un sacco per quello che offre. Fa più schifo dell'AM Hotel
di Arusha (quello con gli scarafaggi). Se lo conosci lo eviti...
Se andate a Stone Town prenotate
l'abergo in anticipo perché all'ultimo minuto potreste avere difficoltà
a trovare posto, oltre ad essere esposti alle fregature dei paapasi.
Il Matemwe Beach Village
è una struttura meravigliosa, calma e rilassante. Non è
un villaggio con animazione ma un complesso di bungalows (pochi) con un
piccolo patio che dà praticamente sulla spiaggia. Il posto è
un po' costoso (100 dollari a notte, colazione compresa, per un bungalow
da due persone), ma potete ottenere una riduzione se effettuate la prenotazione
a Stone Town, al One Ocean Diving Center.
I voli interni da Zanzibar sono garantiti
dalla Coastal Travel. Sono piccoli aerei che coprono
diverse tratte, tra cui Zanzibar-Dar Es Salaam. Il costo del volo per
Dar è stato di 55 dollari, solo 20 dollari in più rispetto
al traghetto.
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08.08.2002
Lushoto - Dar
Lasciamo le montagne, dopo tre giorni, con grande gioia di Pier,
che è più un tipo da mare. A dire il vero anche se sono
un po' preoccupato sono contento pure io, in fondo ci godiamo un po’
di Sole e di spiagge, ci sta bene alla fine della vacanza. Arriva alle
10 il tizio del centro informazioni turistiche di Lushoto (Jerome). Anziché
andare a Mombo con il dalla-dalla facciamo gli "sciampagnoni"
ed usiamo un servizio locale. Molto comodo. Arriviamo a Mombo in largo
anticipo rispetto alla corrispondenza con il bus per Dar Es Salaam. Il
bus è in ritardo (te pareva) quindi aspettiamo due ore seduti ai
tavolini del New Liverpool Hotel, che più che un albergo sembra
una stazione di servizio.
Arrivano nel frattempo molti autobus, e scende una marea di gente affamata,
che compra cibo di dubbia qualità e si sfonda.
La maggior parte dei passeggeri mangia pollo con patate conditi in un
mare di ketchup, serviti in una vaschetta di plastica ricoperta di cellophane.
Uno schifo. Alcuni comprano pasti più decorosi (riso con salsa
e pollo con ugali… il pollo è ovunque) e li divorano ai tavolini
con le mani. Ci sono tantissime persone diverse, è uno spettacolo.
Saliamo finalmente sull’autobus e ci sediamo. Venti minuti dopo
la partenza, un tizio davanti a noi vomita il meraviglioso pasto in una
busta di plastica, una scena deliziosa…
Il viaggio procede comunque bene, ed in sole cinque ore siamo nella capitale
(non la capitale ufficiale), Dar Es Salaam.
La città è un vero caos, c’è un sacco di gente
ovunque, ma sembra più moderna ed internazionale rispetto ad Arusha.
Prendiamo il taxi e ci facciamo accompagnare in albergo (lo Smokey's tavern)
in poco tempo.
Ed anche stasera, dopo aver guardato la stanza, decidiamo di cambiare
hotel. La camera, benché spaziosa e confortevole, è sporchissima,
ha la moquette, e puzza come poche altre (Pier ha una crisi di nervi).
Costa 90 dollari, quindi decidiamo di spendere un po’ di più
per una sistemazione decorosa. Scegliamo ovviamente uno degli alberghi
più cari di Dar (il Sea Cliff Hotel), affacciato sull’Oceano
Indiano, nella zona residenziale della città.
L’atmosfera è quella del lodge, un po’ finta, però
almeno siamo sicuri della stanza. Mangiamo quindi in riva all’oceano
(una cena molto anonima, a dire il vero), e ci mettiamo a letto.
09.08.2002
Dar – Zanzibar
Finalmente una notte senza incubi. Ci svegliamo alle 8 ed andiamo a fare
colazione. Il tempo è bello (alleluia) ed il mare mette di buon
umore sia me sia Pier.
Dopo aver chiuso gli zaini, prendiamo il taxi ed andiamo al terminal degli
aliscafi per Zanzibar.
Naturalmente, appena scendiamo dal taxi siamo avvicinati da un sacco di
ragazzi che vogliono farci comprare il biglietto presso un’agenzia
in cui percepiscono commissioni. Siccome però siamo furbi, e con
il tempo abbiamo imparato, riusciamo a beccare la biglietteria vera e
risparmiamo tempo e denaro.
Il viaggio in aliscafo procede bene, ed in un’ora e mezza siamo
finalmente a Stone Town!
Siamo anche qui assaliti dagli scassacazzi (qui li chiamano paapasi, scarafaggi)
che vogliono portarci nei loro alberghi, ma fermamente riusciamo, anche
questa volta, a defilarci e trovare un taxi da soli.
Uno dei ragazzi spiega che loro per mangiare hanno bisogno delle commissioni
che percepiscono dagli alberghi, e che quindi dovremmo scegliere loro
ed aiutarli. Il poverino ha pure ragione, ma è veramente difficile
dar retta a tutti.
Stone Town è meravigliosa: è una città araba, molto
simile alle nostre città portuali del Sud, come Otranto e Siracusa,
piena di vicoli, stradine e negozi stracolmi di oggetti da comprare.
Dopo due settimane di Africa pura, fa anche piacere tornare un po’
alla civiltà e stare in un posto un pochino più turistico.
L’albergo (che si chiama Baghani House) è delizioso: per
60 dollari abbiamo una specie di suite, in una casa antica, arredata con
mobili d’epoca e con ventilatori a soffitto ed aria condizionata.
Il tutto chiaramente pulitissimo.
Mangiamo bene in un ristorantino vicino e passiamo tutto il pomeriggio
in giro per la città, deliziati dalle atmosfere degne delle mille
ed una notte.
Ci sono delle magnifiche porte intarsiate, e la gente sembra molto tranquilla.
Ci rilassiamo molto anche oggi.
Arriviamo in un Diving Club a Kenyatta Avenue (il One Ocean Diving
Center) e prenotiamo tre notti in un villaggio di bungalows sulla
costa Est (il Matemwe Beach Village), a bordo spiaggia, con tutti i comfort.
Ce lo meritiamo… Il villaggio dalle foto sembra bellissimo, molto
sobrio e frequentato da pochissimi clienti. Peccato non abbiano stanze
per dopodomani, ma non ci facciamo scoraggiare e prenotiamo, solo per
la prima notte, un bungalow in un'altra struttura a Nungwi, che dista
solo 30 km da Matemwe.
Torniamo in albergo verso il tramonto e notiamo con molto piacere che
la stanza è piena di zanzare. Ci cospargiamo di Autan e leggiamo
un po’ prima di cena.
Usciamo di nuovo, e mangiamo aragosta (grande ed economica) in un ristorante
francese. Andiamo a dormire alle 22, tardissimo visti gli standard.
10.08.2002
Stone Town
Ed è una GIORNATA DI MERDA quella che ci aspetta oggi
(gli ultimi effetti della maledizione di Janet...). Mi sveglio già
con qualche avvisaglia di depressione e rodimento di culo. Non mi sento
neanche tanto bene, a dire il vero.
Dopo la prima colazione (che non gradisco molto) mi ristendo a letto e
lascio che sia Pier ad uscire ed occuparsi della prenotazione dei biglietti
aerei per Nairobi, da cui dobbiamo ripartire (prendiamo l’aereo
da Dar Es Salaam a Nairobi per risparmiare 14 ore di autobus, che non
sono poche).
Io leggo per un’ora abbondante, e già sento qualcosa nell’aria
che non va.
Esco e mi dirigo verso un internet café. Ce ne sono decine, sparsi
per tutta la città. Prima di entrare rivedo un tizio che ieri pomeriggio,
durante la passeggiata in città, mi aveva proposto dell’erba.
Lo ignoro e continuo placidamente la camminata. Incontro Pier al cybercafé,
che ha fatto i biglietti (pare che le impiegate dell'agenzia ci abbiano
messo due ore), e che torna in albergo per cambiarsi.
Io continuo a camminare, ma inizio seriamente a rompermi le palle con
tutti questi tizi che si avvicinano, propongono droghe, taxi, sconti,
oggetti vari, e tutto ciò ogni 5 metri. E’ una cosa a cui
non mi abituerò mai, me li hanno veramente fracassati.
Con Pier ci rivediamo in un ristorante italiano sul lungomare (La Fenice).
Prendiamo un caffè, lui mangia (io non tocco cibo, ho il mal di
pancia) e ce ne andiamo.
Sulla strada per l’albergo ci ferma l’ennesimo tizio, e noi
neanche lo guardiamo. Lui però ci segue per una cinquantina di
metri e poi ci blocca. Dice di essere della Polizia, e che da quel momento
Pier è in arresto, sospettato di aver accettato droga per la strada!
Il tizio è un energumeno senza uniforme, che ci mostra un tesserino
della Polizia che potrebbe essere tranquillamente il suo documento del
servizio militare. Non ci fidiamo e ci caghiamo addosso: sulla Lonely
Planet avvertono che molti ladri si spacciano per poliziotti, e che molte
persone sono derubate di tutti i soldi che hanno dietro con questi sistemi.
Siamo circondati da altri marcantoni, tutti molto loschi (ma tutti con
il tesserino della Polizia…), e spinti una cinquantina di metri
oltre, verso una stamberga piccola e sporca, con un cartello esterno su
cui c’è scritto “VUGA POLICE POST”, un cartello
che avrei potuto tranquillamente fare io al computer, appeso a due pali
di legno con un paio di chiodi. Insomma, non sappiamo cosa fare, siamo
impauriti, e con tutti i soldi dietro.
Tempo 5 minuti e capiamo che effettivamente si tratta della Polizia. Ci
fanno svuotare tasche e zaini, senza mai toccarci, e ci lasciano andare
dopo aver costatato che non abbiamo nulla. Una perquisizione stranamente
sommaria e breve, con una paura senza precedenti. Uscendo, vedo che il
tizio che mi ha proposto l'erba stamattina è proprio lì,
fuori del “commissariato”. Capito? Adescano i turisti d'accordo
con la polizia e poi percepiscono le percentuali sui soldi che la polizia
riesce ad estorcere ai turisti minacciandoli di farli rimpatriare...
Più che l’esperienza in sé, breve e fondamentalmente
indolore, è stata la paura a pietrificarci. Pier è molto,
molto scosso, e vuole prendere il primo aereo per Roma. Cerco di rassicurarlo
al meglio delle mie possibilità, ma nel giro di qualche minuto
mi sale la febbre e devo correre al cesso…
Ho una bella diarrea (non è l'effetto della smaltita ma, credo,
l'aragosta di ieri sera...), la nausea, e Pier è terrorizzato all’idea
di mettere piede fuori dell’albergo.
Mi metto a letto e cerco di dormire. Fortunatamente ho un padre abruzzese,
e la tempra rupestre regalatami alla nascita si fa sentire. Nel giro di
4 ore la febbre scende ed inizio a sentirmi molto meglio. Pier riesce,
grazie ad un plateale pianto greco, a farsi portare la cena in camera.
Ci addormentiamo presto, dopo questa giornata del cazzo.
11.08.2002
Stone Town – Nungwi
La sveglia è alle sette, ci vengono a prendere con un
minivan. Da oggi inizia lo svacco in spiaggia. La notte è passata
abbastanza tranquillamente, anche se alle 5 siamo stati svegliati dal
muezzin di quartiere, che con la sua cantilena ci ha inquietati
più che affascinati. Io non ho più febbre (grazie, Papà),
e Pier si è tranquillizzato un minimo dopo lo spavento di ieri
(neanche troppo, a dire il vero). E’ piovuto molto durante la notte,
ed il cielo è nuvoloso. Il maltempo ci perseguita, anche se qui
cambia tutto nel giro di poche ore, quindi non è detto.
Saliamo sul minivan, e dopo un paio d’ore siamo a Nord, a Nungwi.
Attraversiamo l’isola e restiamo colpiti dalla bellezza e dal rigoglio
della vegetazione. Passiamo per molti villaggi immersi in boschi di palme,
e rivediamo volentieri dei bambini. L’umore non è ancora
del tutto buono.
L'albergo che abbiamo scelto per questa notte (Amani Bungalows) è
gestito da un arabo, ed è pieno di turisti giovani e brutti, per
lo più americani ed inglesi. La sistemazione è appena dignitosa
(la Lonely Planet direbbe: “con un pessimo rapporto qualità-prezzo”);
il mare, fortunatamente, ci si presenta in tutto il suo splendore. La
sabbia è bianca, bianchissima, ed i colori sono meravigliosi. Si
passa dal verde al turchese, al blu intenso. Il biancore è accecante
e comincia ad uscire il Sole.
A poco a poco, la spiaggia scompare letteralmente, a causa della marea,
e ci accorgiamo che la stanza ha un balcone che dà direttamente
sull’acqua.
Ci rilassiamo finalmente, anche se siamo leggermente esasperati dalla
lentezza con cui i locali espletano qualsiasi forma di servizio. Il motto
“pole pole” andrà anche bene, ma qui esagerano proprio,
dormono in piedi, si dimenticano le ordinazioni (ci portano un panino
dopo 50 minuti), e fanno le cose più semplici impiegando il triplo
del tempo rispetto alle persone normali. Insomma, un po’ due palle.
Conosciamo due italiani di Firenze, alla prima esperienza di viaggio,
che però passano la vacanza solo a Zanzibar e non colgono l'occasione
per un safari, impauriti di ”esagerare con l'avventura”…
Di sera il villaggio si riempie di cozze anglosassoni e di squallidi personaggi,
butti e poco simpatici, per lo più americani. Mettono musica anni
80 e ballano tutti. Fanno un sacco di casino fino all’una di notte,
e quando spengono la musica l’alta marea inizia a schiaffeggiare
la scogliera sotto il nostro terrazzo, con una violenza tale da non farci
dormire. L'urto dell'acqua crea problemi di riflusso nel sifone del cesso,
che quindi puzza e gorgoglia tutta la notte. Che cazzo di posto…
Domani finalmente andremo a Matemwe, l’agognato paradiso, a ricaricare
le pile.
12.08.2002
Matemwe
CI vengono a prendere verso le 12. Eravamo rimasti d’accordo
con i tizi del Matemwe Beach Village che sarebbe venuto qualcuno a cercarci
intorno alle 9. Inutile dire che anche questa volta abbiamo dovuto telefonare
e lamentarci più volte per veder arrivare il piccolo minivan che
da Nungwi ci porterà nella nostra ultima destinazione.
Fino alle 12 bighelloniamo nel villaggio, e siamo seriamente seccati,
oltre che dal ritardo, dal personale del bar di questo cazzo di posto,
che oltre che scortese è di un’inefficienza mai vista.
Lasciamo quindi Nungwi per dirigerci a Matemwe. Pare che il posto dove
stiamo andando sia bellissimo, con un complesso di bungalows che danno
direttamente sulla spiaggia.
Al nostro arrivo (2 ore dopo) notiamo effettivamente che il posto è
splendido. La spiaggia è lunghissima, bianca come neve, e molto
molto fine. Pier è deliziato ed incredulo. Il posto è elegante
e sobrio, frequentato da trentenni anglosassoni silenziosi (e soprattutto
pochi), ed arredato con stile. Il menù del giorno che - appena
arrivati - notiamo sulla lavagnetta accanto al bancone del bar, espone
piatti raffinati e gustosi.
All’entrata si apre un largo spazio con dei divani bassi (più
che divani sono una serie di grossi cuscini). Ci sono persone che leggono,
e la spiaggia è vuota, ci sarà al massimo una trentina di
persone in tutto il villaggio. Una fitta foresta di palme costeggia tutta
la spiaggia, ed il sole è caldo ed accecante.
Il bungalow è rifinitissimo e delizioso. Anche se manca l’acqua
calda (cosa che scopriamo al momento), ci sono dei letti profumati, dei
mobili graziosi, e delle bellissime zanzariere a baldacchino.
Il tempo scorre tranquillissimo tutto il giorno. Pier si riposa, io mi
rilasso come mai ho potuto fare durante tutta la vacanza: il mare è
sempre il mare....
Di sera, con molto piacere, incontriamo la finlandese (Taina) con cui
abbiamo cenato a Lushoto qualche sera fa. E’ a Zanzibar con la sorella
(Lotta) e con un’amica irlandese (Christina). Ci salutano e si siedono
al nostro tavolo, e la serata scorre molto piacevolmente. Loro sono proprio
simpatiche, cazzeggiamo e ridiamo di tutto fino alle 10 (un record da
quando siamo in Africa).
Di notte c’è un silenzio ed una tranquillità che ci
stupisce, e dormiamo profondamente, stavolta senza alcuna sveglia e senza
nulla in programma. Domani sole totale: lettino e sabbia, crema e tanto,
tanto mare.
13.08.2002
Matemwe
E purtroppo, contro ogni speranza, la giornata inizia con la
pioggia. Il cielo è coperto, e piove ininterrottamente dalla mattina.
E’ una cosa strana per l’isola, ci dicono, vista la stagione,
però non possiamo farci nulla.
Ne approfittiamo quindi per passare la giornata nell’ozio più
becero. Facciamo molte chiacchiere con le nordiche, mangiamo e dormiamo.
Leggiamo anche molto, e la cosa ci piace.
Verso le 5 prenoto lo snorkeling per domani. Speriamo non piova. Lo snorkeling
(io non lo sapevo) è quello che noi italiani facciamo fin da piccoli
quando andiamo al mare, con maschera, boccaglio e pinne. Pare che qui
si vedano dei fondali meravigliosi, quindi ne approfitto anche io.
Il tempo di merda dura tutto il giorno, ma le ore passano in tranquillità
tra una risata ed una dormita.
14.08.2002
Matemwe
E che cazzo, alle 8 metto la sveglia e piove ancora!!! Non ci
credo.
Lo snorkeling è annullato e rimandato a domani.
Fortunatamente però il sole si decide ed esce verso le 11. Il cielo
torna azzurrissimo in pochissimo tempo. E finalmente prendiamo il sole,
prima e dopo pranzo.
Facciamo anche oggi molte chiacchiere con le finniche, le troviamo sempre
più simpatiche e profonde. La giornata scorre quindi tranquilla.
Di sera ci lasciamo convincere dalla proprietaria dell’albergo (La
mitica Gail) a prendere l’aereo (anziché il traghetto) per
tornare a Dar Es Salaam il 17. E’ un aereo piccolo, ad elica, quindi
Pier, che ha paura di volare, esita un po’, ma alla fine ci sembra
la soluzione più veloce, e costa solo 20 dollari in più
rispetto al ferry boat…
15.08.2002
Matemwe
Sveglia presto. Oggi la mattinata è, come ho detto, dedicata
alle immersioni. Usciamo in barca io e le ragazze. Pier resta a dormire
in albergo… succube del dio Sonno. La barca è piena di inglesi
con la puzza sotto il naso, che prendo subito in antipatia per il loro
modo altezzoso e sdegnoso di relazionarsi, di non salutare, di guardarti…
L’immersione, in compenso, è veramente fantastica. E’
come in Italia, con la differenza che qui sembra proprio di essere in
un acquario, con pesci di mille colori che nuotano ovunque. E’ bellissimo:
vediamo pesci pappagallo, pesci palla, stelle marine di mille forme diverse,
una manta stupenda ed in lontananza anche l’ombra di un grande squalo
balena (me lo dicono gli altri, io non l’avrei mai riconosciuto).
Sembro quello più pratico e più bravo (a parte i sub che
se ne vanno subito lontani), probabilmente perché vado al mare
fin da piccolo, come tutti gli italiani, e loro, che si atteggiano a provetti
sub, non riescono neanche a respirare con il boccaglio. Sono tutti impettiti
nelle loro tecnologiche mute (del tutto inutili, visto il caldo che fa
e visto che al massimo scendiamo a 4, 5 metri), quasi ridicoli. Alcuni
di loro vomitano nell’acqua, PORACCI (e dei piccoli gamberetti ne
approfittano… che schifo), però siamo tutti nel complesso
molto colpiti dalla meraviglia del posto. Riusciamo a vedere perfino una
decina di delfini vicino alla barca, uno spettacolo della natura.
Con la barca ci avviciniamo all'isola di Mnemba, che è una vera
e propria perla. Qui le vacanze ce le passano i ricchi(ssimi), pare che
una camera nell'unico albergo dell'isola costi 900 dollari a notte. Devo
ammettere però che è veramente un paradiso. Sembra un posto
finto.
Torniamo in albergo verso le 2, e passiamo la giornata in spiaggia. Io
ovviamente non perdo l’occasione per far rosicare Pier, raccontandogli
del mio safari acquatico ed ingigantendo le cose per farlo sentire in
colpa. Si è veramente perso qualcosa.
Stasera dobbiamo cambiare albergo, non ci sono stanze libere nel villaggio.
Scegliamo una piccola guesthouse a poche centinaia di metri (Matemwe Beach
Resort), che costa solo 35 dollari (la doppia), e che sembra decorosa
e pulita. La proprietaria è una ragazza (tanzana) carina e veloce,
che con molta lena ci rifà i letti e pulisce la stanza.
A cena mangiamo con le ragazze (che sono meravigliose ed adorabili, oltre
che bellissime ed intelligenti), in un’altra guesthouse vicina (Mohamed’s),
ed andiamo a letto alle 23.
16.08.2002
Matemwe
Domani si parte, e naturalmente siamo tristi, ci si stringe il
cuore.
Facciamo colazione nella guesthouse, e ritorniamo al Beach Village. Stanotte
una bungalow libero ce l'hanno trovato. Ne approfittiamo per prendere
gli ultimi raggi di questo bianco e potente sole, per parlare con le ragazze
(che verso le tre se ne vanno, con nostro grande rammarico), per guardare,
comprare due cazzatine per gli amici, respirare la meravigliosa aria africana
e soprattutto ricordare ogni singolo dettaglio...
Per il resto, non facciamo nulla di particolare...
Domani è finita.
17.08.2002
Matemwe - Dar - Nairobi - Bruxelles - Roma
Che tristezza acuta che mi assale stamattina. Sono anche in agitazione:
per tornare a casa dobbiamo prendere quattro voli.
Il bello però inizia subito. Arriviamo a Stone Town verso le 12,
e ci accorgiamo che siamo gli unici ad aver prenotato il volo della Coastal
Travel. Nessuno va a Dar Es Salaam se non noi... Di conseguenza, anziché
farci volare in un aereo da 15 posti (come ci aspettavamo), saliamo su
un CESSNA da 4 posti, ed appena appoggiamo il culo sui sedili il pilota
ingrana la prima e decolla!!! Neanche ho fatto in tempo ad allacciare
la cintura.
Inutile dire che mi cago addosso, ma è altrettanto inutile dire
che il mare che vediamo a 100 metri di altitudine è meraviglioso.
La barriera corallina ed i fondali si vedono chiaramente, i colori sono
bellissimi. Arriviamo a Dar in 15 minuti, pronti a prendere l'aereo per
Nairobi.
Non mi dilungo in dettagli su questa giornata piuttosto anonima... Prendiamo
tutte le coincidenza, e dopo il volo per Nairobi aspettiamo 5 ore il volo
della SN Brussels (Sabena) per Bruxelles, che arriva domani mattina alle
6. Poi da lì prenderemo il primo aereo Virgin per Roma...
E' proprio finita. Non dimenticherò mai (lo dico a costo di essere
banale) gli odori e le sensazioni africane. Non dimenticherò mai
il Serengeti, Lushoto, gli elefanti, i bambini, i maasai, le palme...
come non dimenticherò nulla, buono o cattivo, di questo meraviglioso
viaggio che ha cambiato la mia testa...
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